BANDE ALLO SBANDO

l'Unità

Martedì 25 Marzo 2008

Bande allo sbando, rischio chiusura.

Cè chi vuole lo sciopero, chi è più cauto ma la sopravvivenza delle storiche "fanfare" è davvero a rischio. L'Anbima, l'associazione di categoria denuncia: le erogazioni annuali non coprono le spese. Si vive sul volontariato.

A denunciarne lo stato di degrado di questa parte essenziale del patrimonio tradizionale italiano, Antonio Caranti presidente per l'Emilia Romagna dell'Anbima (Associazione nazionale bande italiane musicali autonome) che raccoglie nel nostro paese oltre 1540 complessi musicali. Caranti aveva puntato il dito contro l'assessore provinciale della Cultura, Simonetta Lembi, colpevole a suo dire di non aver centellinato i finanziamenti soprattutto rispetto al predecessore Macciantelli. Un'episodio locale che scoperchia un pentolone. Vittime della devolution oggi le bande dipendono per i fondi quasi interamente dalle Regioni, con programmi triennali di intervento, e a cascata, da Province e Comuni. Smantellato dunque il rapporto diretto con lo Stato devono assoggettarsi alla "volubilità" dell'assessore di turno, e, cioè affidarsi alla maggiore o minore sensibilità dell'amministrazione locale in una giostra di alti e bassi nelle elargizioni che penalizzano o premiano ciecamente. "Le erogazioni fatte annualmente - dice Caranti - non coprono che minimamente le spese". Nella sola provincia di Bologna ad esempio, per il triennio 2006-2008, sono stati stanziati 37.450 euro l'anno che per 27 bande attive significa poco meno di 1500 euro a gruppo musicale. Una goccia nel mare dei costi che questi organici devono affrontare. Il capitolo spese infatti è denso di voci. Innanzitutto l'acquisto di strumenti; fagotti, tamburi e bassotuba non possono essere certo a carico di giovani alle prime armi, poi gli spostamenti e i soggiorni per le tournèe, i locali per le prove, sparititi e leggii, ma sopratutto i corsi di formazione. Introdurre i più piccoli allo studio della musica, insegnare il repertorio e preparare i capibanda non è uno scherzo. Occorrono maestri preparati, molto spesso veri professori d'orchestra, ma anche tempo da dedicarvi. Oggi, confessa l'Anbima, non è possibile garantire agli insegnanti un pagamento. Perciò ci si affida alla buona volontà. "I professori insegnano facendo sacrifici - spiega il presidente nazionale dell'associazione Carlo Monguzzi - con l'unico intento di formare nuove leve da inserire negli organici ed evitare che la tradizione finisca nel nulla.

Alcuni sborsano anche soldi propri. Le bande vivono sul volontariato, sono in grande difficoltà"

Più cauto del suo collega emiliano, Monguzzi non vuole arrivare allo sciopero, ma la situazione lo preoccupa: "all'interno del Fondo Unico per lo Spettacolo siamo la cenerentola, dopo tutte le altre forme artistiche - dice - lottiamo per avere maggiori contributi e per garantirci una continuità, ma al contrario i fondi vengono via via decurtati. E' normale che la situazione sia peggiorata con le Regioni che fanno a scaricabarile con le Province e queste ultime con i Comuni". Quello che non va perso di vista inoltre è il valore culturale e sociale che questi ensemble hanno da sempre ricoperto e riscoprono tutt'oggi.

Nelle centinaia di piccoli comuni della penisola quello con la banda del paese è il primo e spesso l'unico contatto con la musica che viene offerto ai bambini. Permette la conoscenza dell'Abc, ma anche delle opere italiane. Molti da questo percorso approdano direttamente al Conservatorio e alla cosiddetta musica colta.

"Le Istituzioni fanno in fretta a dire di cercarci degli sponsor - continua Monguzzi - ma non è facile. Le aziende chiedono un ritorno di immagine e vorrebbero poter scaricare dalle tasse il loro investimento e questo non è possibile perché le bande sono associazioni culturali e non possono emettere fattura. Dunque accettano solo le donazioni". Eppure qualche idea per ridurre i problemi è emersa, come quella di firmare convenzioni con i teatri affinché mettano a disposizione le loro sale e offrano il loro sostegno.

L'Anbima poi ha avviato trattative con il Ministero dell'Istruzione per un progetto di "Musica nella scuola" che prevedrebbe l'inserimento di maestri di banda come docenti di musica d'insieme, con ore obbligatorie di frequenza e lo studio di uno strumento per la formazione di complessi.

Poi lo stop della caduta del Governo.