QUANDO LA BANDA NON PASSERA' PIU'

LA STAMPA.it

Venerdi 11Aprile 2008

Il testo è celeberrimo. Oggi Affori è un quartiere di Milano, ma fino alla riforma amministrativa del 1923 era un comune a parte, e la sua celebre banda, a cui la canzone fa riferimento (e che è tutt'ora in attività), ne era vessillo e campanile.

Di queste bande, emblema di piccole realtà locali, in Italia ce ne sono 4.500. Ad esse si associano anche 2.700 corali.

Un numero spropositato di realtà musicali, se si considera che i comuni

sono 8.200, e di questi 5.500 hanno meno di 3000 abitanti.

Non c'è cittadino, nato e cresciuto in provincia, che non associ la banda ad una manifestazione collettiva della sua infanzia: commemorazioni dei caduti e processioni, sagre paesane e taglio dei nastri, ricorrenze e viste ufficiali, raduni e concerti di piazza.

La banda è stata per molti anche il primo approccio alla grande musica, al brivido, all'emozione ineffabile: l'unica e vera iniziazione musicale, per i più, è avvenuta così. Eppure tutto questo sta morendo.

«Siamo veramente allo spasimo. Di più: siamo "scannati" - dice con realismo tutto ciociaro Antonio Corsi, direttore di varie bande, padre fondatore del Museo delle bande musicali, direttore artistico di Assomusica, l'associazione di categoria, nonché ex sindaco di Sgurgola - la musica popolare, quella di piazza, che avvicina le grandi masse al più alto repertorio della nostra tradizione, sta svanendo, soffocata dalla carenza cronica di fondi, dalle scoraggianti pastoie burocratiche per chiedere contributi, che costano più di quanto rendono, dall'interesse discontinuo delle amministrazioni locali e regionali. A fronte di tutto questo - conclude il maestro - la buona volontà dei singoli non può fare miracoli e, a un certo punto, alza le mani e si arrende».

Ciò nonostante, a guardare il sito di settore (Bandamusicale.it) la crisi sembrerebbe una ipotesi remota: a Collegno si sta organizzando il corso per direzione di banda, a Novi Ligure un concorso internazionale di composizione, Monterosi (provincia di Viterbo) sta allestendo un concorso bandistico, un altro è in itinere a Gissi (Chieti), un concerto pluribanda è in cartellone a Chianciano Terme (Siena), e così a Collesalvetti (Livorno), Soncino (Cremona), Villacidro (Modena), Peccioli (Pisa), eccetera.

E questo solo per stare all'agenda dei prossimi dieci giorni. Internet è anche pieno di una quantità di siti che offrono alle bande strumenti musicali, spartiti, divise, organizzazione di eventi, libri, cd e quant'altro: un mondo, un piccolo (piccolissimo) indotto che alimenta un ancora più piccolo business. Ma si tratta solo di una vitalità residuale e languente.

«Quello che si sta consumando ai danni delle bande è un delitto culturale», ha dichiarato il maestro Riccardo Muti che il 14 giugno prossimo, nell'ambito del Ravenna Festival, ha deciso di dirigere la banda musicale di Delianuova, una realtà culturale che coinvolge 80 ragazzi in una delle zone della Calabria a più alta infiltrazione malavitosa.

«Occuparsi di una banda - racconta ancora il maestro Corsi - significa oggi dover fare di conto mille volte al giorno. Bisogna pagare la sala-musica, il maestro, le divise, l'abbonamento alla Siae per i diritti d'autore, e soprattutto le trasferte, che sono un vero salasso, non sempre adeguatamente coperto dai rimborsi delle pro loco».

In realtà, il ministero dei Beni culturali un finanziamento per le bande lo prevede, ma all'interno del fondo unico per lo spettacolo e con una voce di spesa, fissata di anno in anno, praticamente irrisoria rispetto alla vastità del fenomeno.

«Riceviamo all'incirca 1.500-1.800 domande l'anno - dicono al ministero - e riusciamo a dare qualcosa ad almeno i due terzi dei richiedenti. Si tratta, però, di cifre modeste, che difficilmente superano i 400 euro l'anno a complesso bandistico, senza dire che molte domande non possono essere evase perché carenti di documentazione».

In effetti - dicono ad Assomusica - il più delle volte il gioco non vale la candela: per ottenere un contributo di quattro lire, si deve allestire una documentazione come se si trattasse di un grande teatro lirico e allora che si fa? Si rinuncia. «La nostra proposta - conclude Corsi - è che vengano agevolate le "elargizioni liberali" da parte dei privati, ma anche lì il problema è la burocrazia: se uno vuole provare a scaricare dall'imponibile una donazione, si trova di fronte ad una tale massa di adempimenti che preferisce mettere mano al portafoglio per vie dirette.

Oppure desistere, e mandare tutto in malora».

(Raffaello Masci)

COSTUME.

Quando la banda non passerà più.

Muti: salirò sul podio per fermare un delitto culturale

ROMA. «Arriva la banda, arriva la banda,/ arriva la banda coi suonator,/coi suonator, coi suonator./O Caterina, Caterina che batticuor». E ancora oltre: «È il tamburo principal della banda d'Affori / che comanda cinquecentocinquanta pifferi / che passion, che emozion, / quando fa "Bom bom"».